Una coproduzione Ronzinante - Centro Universitario Teatrale
di Bergamo
"... la vita è
l'attesa di qualcosa che non giunge mai"
L’opera
Due clochard e un albero, due figure che
appaiono dalla nebbia di un’esistenaza immobile e come
fantasmi svaniscono..... questa è la trama succinta
di Aspettando Godot, testo di rottura che Samuel Beckett produce
verso la fine degli anni Cinquanta e che ufficialmente apre
l’epoca del teatro dell’assurdo.
Si tratta di una tragedia quasi shakespeariana
in forma comico-grottesca. I personaggi, al limite del clownesco,
sono persi in uno spazio che richiama lo stato beckettiano
dell’anima umana: una landa desolata. Soli, ridotti
a un dialogo fatto di parole elementari che nascondono una
solitudine infinita, un bisogno assoluto di dare e ricevere
protezione, Vladimiro ed Estragone tornano ogni giorno ad
aspettare qualcuno, Godot, che non arriverà mai. Aspettando
si confrontano con il mondo esterno: il potere economico e
culturale è racchiuso in un solo personaggio, che esprime
tutta la prepotenza e la costruzione vuota delle parole di
chi manipola e strumentalizza tutto. Lo schiavo, coscienza
di Pozzo, nella sua resistenza passiva custodisce umilmente
la bellezza e la dignità dell’uomo e diventerà
muto per non voler cedere anche le poche parole che gli sono
rimaste; anche il suo pensiero, nascosto sotto il capello
è stato corroso dal sistema. Ma all’immobilità
delle coordinate spazio temporali, all’attesa, fa da
contrasto il dinamismo a volte isterico del dialogo che spazia
dai registri drammatici a quelli propri del cabaret. L’elemento
comico è sicuramente uno dei punti cardine su cui si
basa la struttura del testo; si tratta tuttavia di una comicità
amara, complessa alla quale Beckett ha dedicato sempre molta
attenzione:
“Di tutte le forme di riso, che a
rigor di termini, non sono forme di riso ma di ululato, soltanto
su tre penso che valga la pena di soffermarsi, cioè
l’amara, la vuota e la cupa.... Il riso amaro, ride
di ciò che non è buono, è il riso ètico.
Il riso vuoto ride di ciò che non è vero, è
il riso intellettuale. Non buono! non vero! Ma il riso cupo
è il riso dianoetico, giù per il grugno. E’
il riso dei risi, il riso che ride del riso, colui che che
saluta lo scherzo più nobile, in una parola il riso
che ride di ciò che è infelice.” (S. Beckett)
La regia
L’idea registica che anima il lavoro
si articola su due aspetti principali: un’attenta analisi
testuale ha permesso di ritrovare il ritmo beckettiano in
parte dimenticato e in particolare la vivace comicità
degli scambi dialogici; l’attenzione al contenuto del
testo ha invece motivato, la scelta di rompere l’illusione
scenica che non permette allo spettatore di sentire come sua
l’immobiltà che attanaglia l’esistenza
dei due personaggi: tramite una deviazione nel corso della
narrazione attore, personaggio e spettatore improvvisamente
si incontreranno.......
La chiave di questa scelta la dà lo
stesso autore che in più di un’occasione durante
il testo mostra palesemente di volere che lo spettatore riconosca
di essere in un teatro, di essere pubblico e dove gli attori
devono parlare a giustificazione della propria e dell’altrui
presenza. Vladimiro chiede a Estragone di dargli la battuta;
i due si “passano la palla” commentando le proprie
frasi e i propri comportamenti da un punto di vista che è
sia del personaggio che dell’attore che recita. La finzione
teatrale si svela come finzione e a più riprese i personaggi
si comportano come attori che eseguono il loro “numero”,
cercando il consenso del pubblico, si propongono come attori,
ma, a nostro avviso, anche come spettatori loro stessi di
un’esistenza (quella reale) che ovunque, ormai, si presenta
costellata di una miriade di Godot....
Dalla considerazione di questi elementi nasce
un allestimento che punta a coniugare messaggio e risate,
assurdità e realismo. Le dinamiche tra i personaggi
danno modo agli attori di sfruttare appieno le loro caratteristiche
istrioniche e l’essenzialità dell’ambientazione
ne consente una messinscena adattabile a contesti e modalità
molto diverse: lo spettacolo nato per il palcoscenico si è
rivelato, infatti, sorprendentemente efficace in realtà
di piazza e rappresentazioni all’aperto dove i personaggi
si trovano nel contesto a loro più congeniale (cosa
meglio della dura strada per due clochard?) e possono interagire
brillantemente con il pubblico.
---- Scheda
tecnica------------------------------------------------------------
L’allestimento dal punto di vista tecnico
non richiede grandi supporti e non necessita di grandi spazi;
la compagnia si fa carico del montaggio e dello smontaggio
nonchè del materiale tecnico (luci e audio). Si richiede
all’ Ente ospitante solo la copertura pubblicitaria
e un luogo all’aperto che sia esteticamente e logisticamente
congeniale alla rappresentazione.
Testo: Aspettando Godot (tutelato
SIAE) trad. Carlo Fruttero
Attori: 4
Tecnici:1
Musiche non tutelate SIAE
Spazio Minimo richiesto: 4x5m
Carico elettrico min.: 3 KW
Tempo montaggio e smontaggio: 180
min.
Durata:75 min.
Le rappresentazioni possono svolgersi anche in orario diurno
e avvalersi della luce solare.
|