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"PIC-NIC in campagna"

di Fernando Arrabal, coprod. RONZINANTE e CARATTERI MOBILI
traduzione e regia di Stefano Panzeri
Regia Video: Beppe Chindamo


Raramente si incontra un uomo così geniale, così energico, un uomo che con i suoi occhi da folletto, sappia inspirare amore per la vita, l’azione e la verità. Tra quelli che sembrano avere questa qualità straordinaria c’è Fernando Arrabal. Il volto grassoccio e tondo attraversato da rughe profonde e verticali e sparso di punti di barba bianca, le sua mani piccole.... questo vecchietto di settantanni conquista immediatamente chi gli sta di fronte e il suo sguardo, la voce, quel continuo giocare con le parole rivelano una mente fresca, sveglia, pronta per la conversazione, il dibattito e perfino il litigio.
Arrabal ha avuto un’esistenza molto amara e difficile, appartiene a quella generazione di spagnoli, nati sull’approssimarsi della Guerra Civile (1936-39) che sono scampati alla barbarie del conflittto ma hanno vissuto per intero l’altrettanto estenuante esperienza della dittatura. Arrabal ha deciso di allontanarsi dalla Spagna e nel 1955 se ne è andato a Parigi dove Pic - Nic ha trovato la forma drammatica definitiva e dove insieme alla moglie Luce Moreau (docente di letteratura spagnola alla Sorbona e traduttrice al francese di tutti i testi di Arrabal) vive attualmente.
Pic-Nic in campagna è una storia sull’assurdità della condotta umana e tocca uno dei temi che specie in questi giorni appartengono (o dovrebbero farlo) ai nostri discorsi e alle nostre preoccupazioni: la guerra. Ma la guerra la si tocca, la si avvicina in un modo arrabaliano, privilegiando confusione e assurdità: quasi come una dimostrazione matematica per assurdo, il drammaturgo spagnolo parte dalla negazione dell’ipotesi e vaga alla ricerca della negazione della tesi.
“Un uomo interrava i miei piedi nella sabbia. Spiaggia di Melilla. Ricordo ancora le sue mani sulle mie ginocchia. Avevo tre anni. E mentre il sole brillava, il cuore e il diamante scoppiavano in infinite gocce di acqua. A Melilla, la guerra civile scoppiò il 17 luglio e mio padre, Fernando Arrabal, Ruiz, fu recluso due ore dopo, nella sua casa e condannato a morte per ribellione militare. A volte quando penso a lui, l’arancia e il cielo, l’eco e la musica si vestono di sacco e di porpora. Nove mesi più tardi la sua condanna fu commutata in trentanni e un giorno di prigione. Ma io mi ricordo solo delle sue mani sui miei piedi da bambino interratinella sabbia della spiaggia di Melilla e quando lo ricordo il silenzio si riempie di scale di ferro e di ali.”

----Scheda tecnica------------------------------------------------------------


Numero Attori: 6

Musiche e testo non tutelati da diritti SIAE

Spazio Minimo richiesto: 4x5m


Carico elettrico min.:
3 KW

Tempo montaggio e smontaggio: 3h

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